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La Settimana di Prevenzione del Tumore della Prostata è promossa dalla World Foundation of Urology - ONG (WFU). La WFU è la Fondazione Mondiale di Urologia ONG. La raccoltà fondi di quest'anno mira al sostegno delle attività della Fondazione che riguardano tre settori fondamentali: la Formazione e la Ricerca per gli Urologi, e l'Informazione per il pubblico.

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(12/03/2011): video sul tumore della prostata, con il commento del prof. Mauro Dimitri (presidente della World Foundation of Urology).


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>> Prof. Mauro Dimitri

>> Prostate Cancer Prevention

Terapia chirurgica

I pazienti, che per curare il tumore della prostata, devono essere sottoposti all'intervento chirurgico devono comunque soddisfare le seguenti condizioni:

* Stato di salute buono
* Tumore confinato alla ghiandola prostatica (stadio T1 o T2)
* Età non superiore di 70 anni
* Aspettativa di vita di almeno 10 anni

Secondo lo stadio di diffusione del tumore della prostata, ci sono diverse opzioni chirurgiche.

Prostatectomia radicale

La Prostatectomia Radicale può essere eseguita per via Retropubica, intervento più diffuso, attraverso un'incisione nel basso addome o per via Laparoscopica, che viene effettuata con degli strumenti introdotti attraverso alcune piccole incisioni, e attraverso un dispositivo composto di un sistema ottico (laparoscopio) viene inserito attraverso un'incisione ed è utilizzato per guidare la procedura. La prostatectomia radicale laparoscopica causa minor perdita del sangue e meno dolore, necessita di una degenza postoperatoria più breve e garantisce il recupero più veloce.Questa procedura non è disponibile ovunque e non tutti i pazienti possono essere sottoposti a questo tipo di intervento.
In entrambe le tecniche, si rimuove la prostata, con le vescicole seminali e si rimuovono i linfonodi pelvici. Il tumore della prostata si diffonde soprattutto ai linfonodi nel bacino.
In casi selezionati alcuni chirurghi eseguono la Prostatectomia per via Perineale, attraverso una incisione nel perineo (lo spazio fra lo scroto e l'ano) che però non consente di eseguire la linfoadenectomia.
Normalmente i pazienti rimangono ricoverati per 3 - 7 giorni dopo l'intervento, e cateterizzati per 2 - 3 settimane.
La percentuale di sopravvivenza a 10 anni dopo la Prostatectomia Radicale varia dal 75% a 97% per i pazienti con tumore bene differenziato (cellule poco diverse da quelle normali) e moderatamente differenziato (contenente cellule con maggiori alterazioni rispetto a quelle normali ) e dal 60% - 86% per i pazienti con tumori poco differenziati (che contengono le cellule molto diverse da quelle normali).

Prostatectomia Radicale Laparoscopica Robotizzata

In alcuni casi, per effettuare la prostatectomia radicale laparoscopica viene usato un sistema chirurgico automatizzato. In questa procedura, un sistema chirurgico automatico (p.e. sistema chirurgico Da Vinci®) viene impiegato per effettuare l'intervento. Questo sistema molto costoso, è ancora poco diffuso, ed ha bisogno di una curva di apprendimento molto lunga.
Complicanze
Dopo l'intervento si verifica una incontinenza urinaria, che scompare nella maggior parte dei casi e che comunque può essere curata. Durante l'intervento si usa una tecnica che permette di evitare di rimuovere o sezionare i nervi che controllano l'erezione, e di mantenere quindi la potenza sessuale in circa il 40% - 65%, che è condizionata anche dall'età del paziente e dall'estensione locale del tumore. Nel caso si dimostri all'esame istologico una maggior estensione locale del tumore si suggerisce la Radioterapia locale adiuvante (aggiuntiva).
Prognosi
Se il tumore è limitato alla ghiandola prostatica, senza coinvolgimento dei linfonodi la malattia è solitamente curabile. Un certo numero di pazienti con un tumore diffuso localmente non sopravvive oltre i 5 anni. Se il tumore si è diffuso agli organi interni distanti, la speranza di vita è mediamente minore ai 3 anni.

Ultrasuoni focalizzati ad alta intensità (HIFU)

La tecnica di ultrasuoni focalizzati ad alta intensità è attualmente nella fase di prove cliniche negli Stati Uniti. HIFU è un trattamento non-invasivo che utilizza le onde di ultrasuoni focalizzate per riscaldare e distruggere (rimuovere) il tessuto prostatico senza danneggiare il tessuto sano circostante. È indicato per trattare efficacemente il tumore localizzato della prostata così come l'iperplasia prostatica benigna (BPH). La Food and Drug Administration (FDA) non ha ancora approvato questo trattamento negli Stati Uniti.
Nelle prove cliniche l'HIFU viene effettuato in anestesia. Può essere ripetuto secondo le necessità, ogni trattamento dura da 1 a 3 ore. A seguito del trattamento, è necessario applicare, per circa 1 settimana, un catetere. La maggior parte dei pazienti può riprendere le attività normali nel giro di pochi giorni. Nell' 1-7% dei casi trattati può verificarsi l'impotenza.

Criochirurgia

Questa procedura di "crioablazione", meno invasiva di altri trattamenti, viene riservata a pochi casi selezionati per il controllo locale del tumore della prostata, e distrugge velocemente le cellule del tumore congelando e sciogliendo il tessuto tumorale.
Viene suggerita ai pazienti che:

* non possono essere sottoposti alla chirurgia o alla radioterapia
* hanno il tumore della prostata allo stadio T3 o più basso
* non reagiscono alla radioterapia (di tutti e due tipi: brachiterapia e radiazioni esterne)
* hanno età avanzata.

Al paziente, sdraiato sulla schiena, il chirurgo inserisce un catetere di riscaldamento nell'uretra per proteggerlo dalle basse temperature. L'intervento viene effettuato sotto controllo ecografico con sonda trans-rettale, che dà al chirurgo la possibilità di vedere la prostata ed il tessuto circostante e controllare la disposizione delle crio-sonde. Con un ago si effettuano 5 - 8 punture, e si inseriscono delle barrette metalliche (crio-sonde) attraverso la cute del perineo sino alla prostata. Le cellule del tumore vengono congelate alla temperatura di - 40ºC grazie all'Argon o all'Azoto liquido che circola nelle crio-sonde. L'acqua contenuta nelle cellule della prostata gela e le cellule muoiono.
La circolazione dell'Argon o dell'Azoto liquido viene interrotta ed i tessuti possono scongelarsi. Il ciclo congelamento-decongelamento viene ripetuto due volte e alla fine gli strumenti vengono rimossi. L'intervento dura circa 2 ore.
Di solito i pazienti possono lasciare l'ospedale lo stesso giorno o il giorno dopo l'intervento. Un catetere viene posizionato sopra al pube, per il drenaggio delle urine, e viene rimosso dopo circa 3 settimane.
Recenti studi indicano che il 97% dei pazienti sottoposti alla criochirurgia ha guarigioni di 1 anno e l'82% sopravvive entro 5 anni dall'intervento. In caso di recidiva del tumore, la criochirurgia può essere ripetuta. Tra le possibili complicanze, viene riportata l'incontinenza e le fistole con il retto.



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